I trattamenti termici e termochimici dell’acciaio e dell’alluminio sono processi fondamentali che modificano le proprietà meccaniche, la microstruttura e la funzionalità dei materiali, trasformando i metalli e le leghe, da semplici materie prime, in materiali ingegneristici ad alte prestazioni.

In settori come l’Automotive e l’Aerospace dove la sicurezza, l’efficienza e la durabilità sono priorità assolute, l’ottimizzazione di questi processi è cruciale. E fondamentale è il controllo del trattamento termico dei metalli.
Le sfide legate alla riduzione del peso, all’aumento delle prestazioni dei motori (endotermici ed elettrici) ed alla resistenza in condizioni estreme, spingono l’ingegneria metallurgica ad esplorare tutte le innovazioni legate ai trattamenti termici acciaio e alluminio, per ottenere le massime performance.

1. Perché e quando effettuare un trattamento termico? Il potere della temperatura sui materiali metallici

Qualsiasi trattamento termico dei metalli si basa sul riscaldamento e raffreddamento (a differenti velocità) di acciai, leghe di alluminio, titanio e superleghe per indurre delle trasformazioni di fase allo stato solido (senza arrivare alla fusione del metallo).

L’obiettivo dei trattamenti termici è migliorare alcune specifiche caratteristiche dei materiali metallici e precisamente:

  1. Resistenza meccanica e durezza

La resistenza meccanica (spesso intesa come carico di rottura a trazione, misurata in Rm​) e la durezza sono due proprietà fondamentali strettamente correlate. La resistenza meccanica è la capacità di un materiale di sopportare una sollecitazione (trazione, compressione, flessione) senza subire deformazioni permanenti significative o rotture ed è quantificata e qualificata principalmente tramite la prova di trazione.

La durezza è definita come la resistenza che un materiale oppone alla penetrazione di un corpo più duro (il penetratore) sulla sua superficie, misurata tramite prove come Brinell, Vickers o Rockwell.

Esiste una relazione empirica diretta; all’aumentare della durezza, aumenta anche la resistenza a trazione del materiale.
Quest’ultima viene eseguita nel momento in cui le dimensioni del componente non sono sufficienti per ricavare la provetta di trazione.
Per la conversione durezza/carico di rottura si utilizzano tabelle di conversione (approssimative) per stimare Rm​ a partire dal valore di durezza misurato.
Resistenza meccanica e durezza sono proprietà imprescindibili per componenti motore, trasmissioni e strutturali.

2. Resistenza a fatica

La resistenza a fatica in metallurgia è la tensione massima che un materiale metallico può sopportare per un determinato numero di cicli di carico senza giungere a rottura.

Si tratta di un fenomeno di degradazione progressiva che porta al cedimento di un componente sottoposto a sollecitazioni variabili nel tempo, anche se tali sollecitazioni sono ben al di sotto del carico statico di rottura del materiale.

La rottura a fatica avviene in modo progressivo; essa inizia con la formazione di micro-cricche (spesso in corrispondenza della massima sollecitazione) che, ad ogni ciclo di carico, si propagano lentamente fino a quando la sezione resistente residua non è più in grado di sopportare il carico, portando alla frattura finale di schianto.

La fatica è causata da carichi che variano nel tempo (trazione, compressione, flessione, torsione, ecc.); esempi comuni sono le vibrazioni ripetute di un’ala di aereo, i cicli di accensione/spegnimento in un motore o il funzionamento di una molla.

Oltre che dalla natura e composizione intrinseca del materiale (verificabile tramite esami metallografici e analisi chimiche), la resistenza a fatica viene influenzata anche dalla finitura superficiale (es. rugosità, graffi, intagli o difetti fungono da innesco per le cricche), dalla geometria del pezzo (discontinuità, filettature, spigoli vivi o fori creano concentrazioni di sforzo), dalla temperatura e ambiente (es. la presenza di sostanze corrosive peggiora le prestazioni) e dai Trattamenti Termici.

3. Resistenza all’usura e alla corrosione

La resistenza all’usura è la capacità di un materiale di opporsi alla graduale rimozione di materiale dalla sua superficie dovuta a sfregamento, abrasione o attrito (come negli ingranaggi, nei cuscinetti o nei cilindri dei motori).

La resistenza alla corrosione è la capacità del materiale di resistere al deterioramento chimico o elettrochimico causato dall’interazione con l’ambiente circostante (come umidità, acidi, nebbia salina o gas ad alta temperatura, tipici dell’industria navale o delle turbine aeronautiche).

Resistenza a usura e corrosione sono importantissime per componenti con superfici di contatto come cilindri e valvole. Questi valori si misurano attraverso test di abrasione e prove di invecchiamento accelerato.

4. Tenacità e duttilità

La duttilità è l’attitudine di un materiale a subire una deformazione plastica significativa permanente sotto sforzo di trazione, prima di fratturarsi e viene misurata con la prova di trazione; è molto importante per i processi di lavorazione e garantisce che un componente si deformi visibilmente prima di cedere.

La tenacità, invece, è una proprietà composita che combina la resistenza meccanica e la duttilità, definendosi come la capacità di un materiale di assorbire energia e deformarsi plasticamente senza rompersi, spesso misurata dall’area sotto la curva sforzo-deformazione nella prova di resilienza. Un materiale altamente tenace è in grado di sopportare impatti elevati o la propagazione di una cricca prima del cedimento, riducendo drasticamente il rischio di rottura fragile. Nei TT l’equilibrio tra l’aumento della durezza (che spesso riduce la duttilità) e il mantenimento di un’adeguata tenacità è gestito attraverso processi come il rinvenimento, garantendo che i componenti critici (come gli alberi o le strutture portanti) siano al contempo resistenti e non eccessivamente fragili.

Per l’automotive l’attenzione si concentra sull’efficienza di produzione e sull’ottenimento di un elevato rapporto costo-prestazioni per grandi volumi.

Per l’aerospace, la priorità è la massima affidabilità in condizioni estreme di temperatura e sollecitazione, spesso gestendo lotti di produzione più piccoli ma con standard di qualità e tracciabilità eccezionalmente rigorosi (come richiesto da  NADCAPNational Aerospace and Defense Contractors Accreditation Program).

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