Uno dei controlli Non Distruttivi più richiesto all’interno di un Laboratorio Prove conto terzi, è sicuramente l’esame mediante magnetoscopia.
Oggi, nello specifico, voglio parlarti del metodo di prova secondo norma UNI EN ISO 9934-11:2017 che, in MotivexLab, Automotive Test Express, rientra nell’elenco delle prove accreditate.
(Se sei curioso di conoscere le altre, puoi vederle tutte qui)
Ma torniamo a noi.
In quanto Responsabile Qualità della ditta in cui lavori, probabilmente ti sarà capitato almeno una volta di dover verificare che un particolare della tua produzione non presentasse cricche o difetti superficiali.
Magari era un controllo campione o, nella peggiore delle ipotesi, un reso dal tuo cliente che ha riscontrato un malfunzionamento di qualche tipo.

Ecco che quindi, se hai bisogno che il campione rimanga assolutamente intatto, il controllo Non Distruttivo mediante Magnetoscopia è l’esame che fa al caso tuo.
Torniamo alla norma.
UNI EN ISO 9934-1 “Non-destructive testing – Magnetic particole testing – Part 1: General Principles”.
Letteralmente, “Controllo non distruttivo – Esame con particelle magnetiche – Parte 1: Principi Generali”.
Ma come funziona il controllo magnetoscopico?
Oggi sono qui per spiegartelo.
Partiamo intanto dal presupposto che, il controllo mediante particelle magnetiche, ha purtroppo dei limiti.
Questo esame, infatti, può essere svolto solo ed esclusivamente su materiali metallici ferromagnetici.
Ciò vuol dire che, se il campione da analizzare non è magnetizzabile, questo esame non è fattibile, e si dovrà trovare una soluzione differente (ma non ti preoccupare, puoi chiedere aiuto al tuo Assistente Tecnico Personale!)
Comunque.
Una volta verificato che il campione sia adatto al controllo, gli Operatori esperti del Laboratorio Accreditato secondo ISO/IEC 17025 procederanno con la preparazione della superficie.
Quest’ultima, infatti, deve essere priva di ossidi, scaglie, ruggine, spruzzi di saldatura, vernici, grassi e qualsiasi materia che possa occludere le discontinuità soggette ad esame o interagire con i prodotti utilizzati per l’ispezione.
Terminata la pulizia, l’Operatore provvederà ad asciugare accuratamente le parti, affinché non rimangano nelle discontinuità tracce di umidità, acqua o pulitori.

La prima fase del controllo magnetoscopico: la magnetizzazione del campione
Come accennato qualche riga più su, il controllo magnetoscopico è eseguibile esclusivamente su materiali metallici ferromagnetici.
Questo perché, prima di poter procedere con il controllo vero e proprio, i campioni soggetti ad analisi devono essere magnetizzati.
Le tecniche utilizzate per effettuare la magnetizzazione del campione in esame dipendono dall’attrezzatura utilizzata e dalla tipologia di campione su cui occorre effettuare il controllo non distruttivo.
In generale, comunque, viene sfruttato il passaggio di corrente elettrica per generare un campo magnetico sui campioni da analizzare.

Dettaglio della fase di irrorazione del campione con soluzione fluorescente
Una volta concluse tutte le operazioni preliminari, si può procedere con il controllo vero e proprio, che consiste – “semplicemente” – nell’irrorare (mediante spray o immersione) i campioni da analizzare con il rilevatore.
Ho messo la parola “semplicemente” tra virgolette perché si, il controllo in sé sembra obbiettivamente di facile esecuzione, ma la parte difficile, che è sempre bene venga gestita da Tecnici di Laboratorio Esperti, è l’osservazione, interpretazione e registrazione delle indicazioni ottenute.
Le indicazioni che si possono osservare nel controllo mediante magnetoscopia, infatti, possono essere di tre tipi:
– False, dipendenti quindi da fattori estranei alla formazione del flusso magnetico disperso.
Possono essere dovute, ad esempio, ad un’errata o non completa pulizia dei particolari prima del controllo, o a residui di imballaggi ancora presenti sui campioni, magari dovuti ad un’errata manipolazione;
– Spurie, dipendenti dalla geometria del particolare.
I campioni soggetti ad analisi possono avere, ad esempio, gole con fondo a spigolo vivo, fondi filetto e raccordi con raggi estremamente ridotti, che forniranno indicazioni che – ovviamente – non sono da tenere in considerazione;
– Vere, dovute effettivamente al flusso magnetico disperso da parte di discontinuità reali o di processo quali: cricche a freddo, a caldo, ripiegature di fucinatura, porosità affioranti, ecc.

Controllo del campione con lampada UV: in questa fase, grazie al contrasto fluorescente, si evidenziano i difetti, se presenti, sul campione
Una volta terminato il controllo, si procede con la smagnetizzazione dei campioni controllati, con la pulizia finale (per evitare problemi nei processi successivi o in esercizio) e con la marcatura.
Concluse tutte le operazioni pratiche, l’Operatore procede con la compilazione del rapporto di prova.
In MotivexLab, Automotive Test Express, tutte le fasi che ti ho descritto avvengono in 24 ore dal ricevimento dei campioni, per assicurarti la ricezione del report nel minor tempo possibile, e permetterti di procedere con la tua produzione o, in caso di KO, di prendere provvedimenti tempestivi.
In MotivexLab, Automotive Test Express, hai i risultati di Prove di Laboratorio, CND e Tomografia su piccole serie in 24 ore sulla tua scrivania e senza errori, o è gratis.
Chiamando lo 011.9370516, o scrivendo a info@motivexlab.com, conoscerai subito il tuo Assistente Tecnico Personale, il tuo punto di riferimento all’interno del Laboratorio.
In MotivexLab, Automotive Test Express, puoi finalmente dire:
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