Finalmente 3 consigli pratici per consegnare i campioni al laboratorio metallurgico senza fare errori

 

Motivexlab Consigli invio campioni da analizzare

Ti è capitato di dover inviare dei campioni metallici per farli analizzare da un laboratorio metallurgico e non sapere esattamente come fare?

Cosa devo fornire insieme al quadrotto di lamiera per poter ricavare le provette per la prova di trazione secondo UNI EN ISO 6892-1:2009  (Materiali metallici – Prova di trazione – Parte 1: Metodo di prova)?
Per un’analisi chimica quantometrica con spettrometro a scintilla secondo ASTM E415-08, bisogna dichiarare il tipo di materiale?
Come faccio a sapere se il campione che ho fornito per un esame microscopico dei materiali ferrosi secondo UNI 3137:1965, è conforme rispetto a norme internazionali o a norme delle case produttrici?
Queste sono solo alcune delle domande che più spesso i clienti mi fanno, e oggi voglio dare una risposta anche a te, che magari non hai voluto o non hai osato telefonare in laboratorio per chiedere.

La prima regola generale quando si consegnano dei campioni al laboratorio conto terzi per le analisi sul materiale metallico è:

  • fornire la descrizione del campione come esattamente dovrà apparire sul frontespizio del report.

Quindi bisogna segnalare come si chiama il campione, se ha un numero di disegno, un codice, una matricola, un lotto di riferimento.
Molto utile, se per esempio si sta facendo un controllo per determinare le differenze tra diverse forniture di lamiera, inserire il nome del fornitore, così da avere chiara evidenza già sulla prima pagina del rapporto di prova di quale materiale stiamo parlando.
La descrizione del campione la devi fornire tu al laboratorio, e quando la fornisci, più sei preciso, più sarà facile per te, quando riceverai il report, capire di quale campione si tratta.
A volte i clienti forniscono descrizioni vaghe come per esempio “Campione 1” e “Campione 2”, e poi loro stessi, quando ricevono il certificato di prova con i risultati delle analisi metallografiche fatte, non si ricordano quale campione era l’1 e quale il 2.

Noi solitamente forniamo un report fotografico con la foto del campione analizzato e con le indicazioni dei punti di prelievo, ma se i campioni analizzati sono identici dal punto di vista della forma e delle dimensioni, l’osservazione delle foto non sarà sufficiente ad aiutarti a capire immediatamente a quale campione corrisponde il certificato di analisi che hai tra le mani.

Per cui, riassumendo la regola n.1 è:

FORNISCI UNA DESCRIZIONE CHIARA, PRECISA E UNIVOCA DEL CAMPIONE.
Ricordati che ogni modifica che verrà fatta dopo che il rapporto di prova è stato emesso comporta un allungamento nei tempi di consegna.
Perché ogni variazione che viene fatta sul certificato di prova, in accordo alla norma UNI EN ISO IEC 17025, deve essere convalidata da un responsabile che autorizza l’emissione del documento.

Noi ci teniamo a farti avere i certificati delle prove nella tua casella e-mail nel più breve tempo possibile, anche in giornata se hai veramente urgenza, e capirai che, con tempi così stretti, per noi ogni minuto perso a rifare cose che potevano essere fatte correttamente al primo colpo, comporta tempi e costi aggiuntivi che non vogliamo far ricadere sulla velocità e sull’efficienza del nostro servizio.

 

testimonianza cliente soddisfatto

 

La seconda regola è

  • fornisci tutta la documentazione e le informazioni disponibili per il materiale da analizzare.

Cosa si intende per documentazione disponibile?
Possiamo avere due tipi di documentazione: i documenti di trasporto sul quale sono indicate le quantità e le descrizioni dei campioni e i documenti tecnici.
Tra questi ultimi troviamo i certificati dell’acciaieria, la documentazione di controllo come il certificato 3.1, che è quel documento in cui il produttore dichiara che i prodotti forniti sono conformi alle richieste dell’ordine e fornisce i risultati dei test che ha eseguito.
Oppure possiamo avere i disegni tecnici con indicate le quote, i materiali utilizzati, i trattamenti, come per esempio la profondità di trattamento termico (bonifica, tempra, cementazione, nitrurazione ecc.), oppure le indicazioni di penetrazione delle saldature, i micron di spessore della verniciatura, della zincatura e di altri trattamenti galvanici superficiali, oppure altri requisiti speciali che i prodotti devono soddisfare.

Se lo scopo delle analisi è quello di verificare che il materiale sottoposto ai test è conforme alle specifiche fornite, nella pagina delle conclusioni ti troverai frasi tipo: l’analisi chimica degli elementi è conforme alle prescrizioni fornite per la designazione DD11  secondo Norma UNI EN 10111.
La dichiarazione di queste informazioni è essenziale per condurre le analisi con la giusta metodologia e per poter esprimere un giudizio di conformità.

Cosa vuol dire, che se non dichiari tu che materiale è, i tecnici di  laboratorio non  lo sanno determinare da soli?Hanno bisogno del tuo suggerimento?

No. Non è questo!
Con le prove di laboratorio si possono determinare tutte le caratteristiche dei materiali, e quando non si hanno indicazioni sarà proprio il laboratorio a dirti che materiale è.
Ma se uno, prima di eseguire le analisi, sa se un materiale metallico, per esempio, è un acciaio alto legato, oppure un  basso legato o un inox, se è un base ferro o un base alluminio, setterà la macchina che esegue le analisi chimiche spettrometriche, cioè il quantometro, con il giusto programma di analisi e avrà subito un’analisi molto precisa.
Diversamente, il tecnico di laboratorio dovrà fare delle analisi preliminari per determinare la famiglia di appartenenza del campione e solo in una seconda fase potrà settare lo strumento di misura sui corretti parametri.

A volte, il tecnico di laboratoro potrà dirti la tipologia di materiale e il range di designazioni nel quale il campione analizzato rientra, ma non potrà determinare la designazione precisa, perché per esempio un elemento ha una quantità tale che può corrispondere sia al valore massimo permesso per la designazione X , sia al valore minimo permesso per la designazione Y.
E quindi nelle conclusioni del rapporto di prova, verrà dichiarato che il materiale potrebbe essere sia la designazione X che la Y.

Se tu invece dichiari  subito che il materiale è stato acquistato come tipologia Y, nelle conclusioni del report ti trovi scritto che il materiale è conforme per la designazione Y.
Tutto questo oltre ad agevolare il lavoro del tecnico, permette anche a te di ottenere in tempi rapidi un giudizio univoco e chiaro di conformità del materiale che hai acquistato e poter confrontare immediatamente i risultati ottenuti con i dati forniti dall’acciaieria che te lo ha venduto.

Mi fanno sorridere certi clienti che ti mandano un campione e assolutamente non ti vogliono dichiarare la designazione dello stesso, per vedere se indoviniamo di cosa si tratta!
Non siamo mica a Indovina Chi!
Gli strumenti di prova come il quantometro ad emissione ottica sottovuoto, deve essere impostato sulla famiglia di materiali che si va ad analizzare per poter avere alta accuratezza e bassa incertezza di misura.

Per farti un esempio è come se uno cercasse di tagliare del legno con un seghetto da ferro. Tagliare tagliano tutti i seghetti, ma dopo un po’ che non ottieni un taglio preciso cambi lama, ma se avessi saputo subito che si trattava di legno, avresti ottenuto un buon taglio subito.
L’esempio è un po’ stupido perché ferro e legno li riconosci a occhio nudo, mentre acciai alto o basso legati non è che li puoi distinguere con un esame visivo!

Però a pensarci bene questi clienti sono così diffidenti perché hanno avuto brutte esperienze con certi laboratori di prova. E allora si capisce  che finché non testano che sei diverso dagli altri, mantengono un atteggiamento un po’ di sfida.

Magari hanno avuto a che fare con strutture così grosse e suddivise in compartimenti e reparti così vasti, da non riuscire ad avere un contatto diretto con qualcuno che li aiutasse a comprendere quale è il vantaggio che possono ottenere dal fornire tutte le informazioni a loro disposizione.

O al contrario, si sono affidati a laboratori famigliari un po’ fai da te, dove magari gli è capitato di parlare al telefono con il nonno pensionato che per dare una mano ai figli risponde al telefono quando non c’è nessuno e non ha saputo dare delle risposte precise.

E ha buttato nella totale sfiducia e diffidenza il malcapitato cliente, che oggi, giustamente, prima di darti credito, vuole metterti alla prova!

Ma passiamo allo terza regola:

  •  indicare a quale norma nazionale o internazionale bisogna fare riferimento per esprimere il giudizio di conformità e in caso di designazioni specifiche di case produttrici, fornire anche la norma.

Quest’ultima regola è importantissima per rendere agevole il processo di emissione del report e di valutazione dei risultati di prova.
Se per esempio richiedi un’analisi micrografica dei materiali ferrosi secondo UNI 3137:1965, il laboratorio ti fornirà nel rapporto di prova una micrografia caratteristica della struttura riscontrata e nelle conclusioni ti indicherà il tipo di struttura metallografica: ferritica, perlitica, bainitica ecc.

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Se fornisci  il numero di norma secondo il quale valutare la conformità, sul report ti troverai il giudizio specifico  rispetto a quella norma.
Se la norma a cui fare riferimento è una norma emessa per esempio da una casa automobilistica, dovrai fornire tu l’estratto della norma all’indice di revisione aggiornato,  perché il laboratorio non ha accesso diretto alle norme dei costruttori.

Ok, spero di averti aiutato a chiarire alcuni dubbi,  se hai delle domande da fare o se vuoi ricevere direttamente nella tua casella email GRATIS la Guida Completa alla Fornitura del Materiale al Laboratorio,

compila il form di contatto!

Se anche tu vuoi ricevere i tuoi report sulla scrivania in 24 ore telefona allo 011 93 70 516 oppure compila il modulo in fondo alla pagina.

Passo e chiudo.

 

By | 2017-05-18T11:08:36+00:00 marzo 5th, 2015|Prove di laboratorio|0 Commenti

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