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Cos’è la diffrattometria a raggi X (XRD)?
La diffrattometria a raggi X è una tecnica di analisi non distruttiva cruciale nella caratterizzazione degli acciai e di altri materiali cristallini.
Sfrutta l’interazione dei raggi X con la struttura atomica del materiale per ottenerne informazioni strutturali, microstrutturali e di stato tensionale.
Immaginate di fare una “radiografia” molto sofisticata ai metalli: è questo, in sostanza, ciò che fa la diffrattometria a Raggi X (XRD). È una tecnica fondamentale usata in laboratorio per “vedere” cosa succede all’interno della struttura dei metalli, specialmente in superficie.
Il principio chiave dell’XRD è misurare quanto è “stretto” o “allargato” il reticolo cristallino (la struttura atomica ordinata) dell’acciaio, rivelando così lo stress interno, chiamato tensione residua.
Quando i processi di lavorazione (come ad esempio la pallinatura controllata) colpiscono la superficie del metallo, provocano una deformazione localizzata della struttura atomica, come se la pressassero o la stirassero. Questo ne modifica leggermente la distanza interatomica.
La tecnica XRD agisce in base a un principio fisico chiamato Legge di Bragg:
- Si “spara” un fascio di raggi X sulla superficie del metallo.
- Gli atomi, disposti in piani regolari, riflettono questo raggio.
- Quando la distanza tra i piani atomici (distanza interplanare) cambia a causa dello stress, l’angolo con cui i Raggi X vengono riflessi (o “diffratti”) subisce un leggero spostamento.
Misurando con estrema precisione questo spostamento angolare, è possibile risalire al valore e al segno (cioè, se il metallo è “compresso” o “tirato”) della tensione residua. Oltre allo stress interno, l’XRD ha un altro uso fondamentale legato ai trattamenti termici: la misurazione della percentuale di austenite.
Durante il processo di tempra (il raffreddamento rapidissimo dell’acciaio), si cerca di trasformare la microstruttura dell’acciaio in martensite, che è estremamente dura. Tuttavia, a volte, una parte della microstruttura non fa in tempo a trasformarsi completamente e rimane come austenite residua (una forma meno dura e meno stabile).


Perché l’austenite residua è un problema?
Se c’è troppa austenite residua nel metallo:
- La durezza finale del pezzo sarà inferiore a quella desiderata.
- Il componente potrebbe perdere la sua stabilità dimensionale nel tempo, deformandosi leggermente.
L’XRD è l’unico strumento in grado di identificare e quantificare con precisione la percentuale volumetrica di questa austenite residua, permettendo così di controllare e ottimizzare il trattamento termico.
Come funziona il diffrattometro a raggi X di MotivexLab?
Il diffrattometro AreX D disponibile nel laboratorio MotivexLab sfrutta il fatto che l’austenite e le altre fasi dell’acciaio (principalmente martensite) hanno strutture cristalline completamente diverse:
Austenite: ha una struttura Cubica a Faccia Centrata (FCC).
Martensite: ha una struttura Cubica a Corpo Centrato (CCC).
Ogni struttura cristallina ha un suo documento d’identità in termini di angoli di diffrazione dei raggi X.
Il diffrattometro a raggi X AreX D di MotivexLab utilizza un principio di fisica dei materiali molto preciso per quantificare l’austenite residua, seguendo una metodologia standard internazionale.
L’AreX D spara un fascio di raggi X sul campione. Quando questi raggi colpiscono gli atomi, vengono riflessi (o diffratti) solo a specifici angoli che soddisfano la Legge di Bragg.
Poiché l’austenite e la martensite hanno strutture diverse, riflettono i raggi X in angoli distinti.
Il Diffrattometro esegue una scansione angolare e registra l’intensità dei raggi X riflessi.
Si ottiene un grafico a barre (il diffrattogramma) dove ogni picco corrisponde a una specifica fase cristallina.
- I picchi che compaiono agli angoli tipici della struttura FCC identificano la presenza di austenite.
- I picchi che compaiono agli angoli tipici della struttura CCC identificano la martensite.
In MotivexLab potrai trovare il laboratorio prove in grado di affiancarti nella gestione del test di diffrattometria a raggi X in accordo alla normativa ASTM E975. In 24 ore, avrai il report sulla tua scrivania, per darti la possibilità di intervenire immediatamente sui tuoi processi di pallinatura controllata.
L’ASTM E975 è una Pratica Standard (Standard Practice) internazionale che descrive scientificamente il metodo per la determinazione quantitativa dell’austenite residua nell’acciaio utilizzando la Diffrattometria a Raggi X (XRD).
Cos’è la pallinatura controllata e come sfruttare la diffrattometria per il controllo qualità del trattamento superficiale dei metalli?
La pallinatura controllata (nota anche come Shot Peening) è un processo di lavorazione a freddo ampiamente utilizzato nell’ingegneria metallurgica meccanica e aerospaziale, il cui scopo primario è l’incremento significativo della resistenza a fatica e della vita utile dei componenti metallici.
La resistenza a fatica in metallurgia è la tensione massima che un materiale metallico può sopportare per un determinato numero di cicli di carico senza giungere a rottura.
La fatica è causata da carichi che variano nel tempo (trazione, compressione, flessione, torsione, ecc.); esempi comuni sono le vibrazioni ripetute di un’ala di aereo, i cicli di accensione/spegnimento in un motore o il funzionamento di una molla.
La resistenza a fatica viene influenzata dalla natura e composizione del materiale (verificabile tramite test metallografici e analisi chimiche), dalla finitura superficiale (es. rugosità, graffi, intagli o difetti fungono da innesco per le cricche), dalla geometria del pezzo (discontinuità, filettature, spigoli vivi o fori creano concentrazioni di sforzo), dalla temperatura e ambiente (es. la presenza di sostanze corrosive peggiora le prestazioni) e, infine, dai trattamenti termici.
Il processo di pallinatura è quindi un trattamento termico a freddo che consiste nel proiettare un flusso controllato di microsfere (pallini) ad alta velocità (fino a 1000km/h, a seconda dell’applicazione) contro la superficie del componente metallico.
L’impatto di ciascuna microsfera agisce come un microscopico martello, generando una minuscola indentazione sulla superficie. Questa azione provoca una deformazione plastica nello strato superficiale. Il materiale sottostante, non deformato (o deformato elasticamente), reagisce all’alterazione plastica dello strato superficiale, cercando di riportarlo alla forma originale. Questo contrasto genera una tensione residua lasciando uno stato di sollecitazione residua di compressione nello strato superficiale del pezzo.
La valutazione della qualità della pallinatura controllata si concentra sulla verifica del risultato finale, misurando quindi le tensioni residue e la finitura superficiale.
Tutto questo è possibile grazie alla diffrattometria a raggi X (XRD).
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