MotivexLab – MTC srl è un laboratorio accreditato secondo ISO/IEC 17025 dal 2006.

Proprio in questi giorni presso il nostro laboratorio prove si svolgerà un audit da parte di ispettori di Accredia per verificare il mantenimento di conformità alla norma ISO/IEC 17025 e alle prescrizioni Accredia.

Festeggiamo così i nostri primi 15 anni come laboratorio prove accreditato.

Quest’anno c’è una grossa novità, infatti sottoporremo alla verifica degli auditor dei nuovi metodi di prova, di cui al momento non posso parlare, ma che sicuramente rappresenteranno un importante passo avanti nel garantire la  qualità dei risultati di prova ai nostri clienti.

Se sei curioso di approfondire il significato dell’accreditamento e conoscere l’elenco prove accreditate aggiornato, ti invito a consultare la pagina Laboratorio Accreditato.

Non so se lo sai, ma il mio primo incarico in MotivexLab fu proprio quello di portare a termine l’accreditamento che allora veniva rilasciato dal SINAL, poi confluito insieme al SIT e al SINCERT in Accredia.

Come riportato sul sito di Accredia:

Attraverso il meccanismo della sorveglianza periodica, l’accreditamento permette agli organismi e ai laboratori di monitorare la propria competenza e la propria conformità alle norme, e offre un benchmark per continuare a migliorare le proprie prestazioni e dimostrare l’elevata qualità del proprio lavoro.

Ed è proprio nel continuare a migliorare le nostre prestazioni che sta il significato più profondo che ha per me l’accreditamento.

Una continua ricerca di un modo migliore di fare le cose, senza fermarsi al si è sempre fatto così, ed è per questo che se al primo accreditamento le prove accreditate erano 3, in 15 anni le abbiamo fatte crescere di un ordine di grandezza.

Perdonerai la brevità di questo articolo, ma devo correre dagli ispettori.

Ti riporto qui di seguito un breve estratto dal libro Tutto e Subito

Tutto e subito

Abbiamo voluto che l’accreditamento fosse una guida e un metodo di lavoro interno, e una garanzia per i nostri clienti.

L’avventura dell’accreditamento cominciò con un corso sulla norma ISO IEC 17025, training che coinvolse l’intero team di lavoro fin da subito.

Il personale, tranne Tamara, era tutto di nuova assunzione; qualcuno aveva già fatto dei corsi sul sistema di gestione qualità, ma l’impressione di tutti fu proprio di essere su un altro pianeta.

La consulente che tenne il corso, e che poi ci seguì per tutto l’iter di accreditamento e per alcuni anni successivi, viveva il suo mestiere come una missione, non come un modo per sbarcare il lunario. Ciò che fece fu trasmettere a tutto il gruppo di lavoro la passione per ciò che normalmente viene vissuto nelle aziende come una perdita di tempo e di soldi.

Anche questo periodo non fu affatto facile: avevamo un appuntamento a settimana, una programmazione molto serrata, e la consulente non era la tipa che accetta scuse o ritardi. Bisognava procedere come diceva lei, scrivere il manuale qualità e le procedure di garanzia della qualità, creare tutta la modulistica per la gestione delle attività di sistema e poi tutta la parte riguardante gli aspetti tecnici e di esecuzione delle prove.

Fu una grande scuola, e il fatto di avere tutto personale di nuova assunzione, senza grosse esperienze precedenti, ci diede l’opportunità di lavorare fin da subito con un metodo controllato e sottoposto annualmente a verifica da parte degli ispettori dell’ente di accreditamento.

Acquistammo un software per la gestione dei campioni sottoposti ad analisi: dall’accettazione all’emissione del rapporto di prova.

Per Tamara non fu facile passare dal ritagliare le fotografie fatte con la Polaroid e incollarle sui test report a un sistema completamente informatizzato.

Il metodo di lavoro imposto dalla norma per l’accreditamento dei laboratori di prova divenne il nostro normale metodo di lavoro, perché eravamo tutti nuovi e nessuno aveva mai lavorato secondo metodi diversi.

Il mio ruolo in quegli anni era di Responsabile Qualità del laboratorio e, con l’aiuto della consulente, preparai il mio team per un anno, prima di richiedere la visita di accreditamento del Sinal.

Avevamo fatto le prove generali molte volte con verifiche ispettive interne, ma quella mattina di dicembre 2006, quando si presentarono i due ispettori Sinal, l’emozione era tangibile. Divise nuove, tutto tirato a lucido, documenti pronti. In pochi erano riusciti a dormire, quella notte: ottenere l’accreditamento Sinal, per un piccolo laboratorio come il nostro, dopo quei mesi difficili che ci eravamo appena lasciati alle spalle, era un traguardo importante.

E non potevamo non centrare l’obiettivo.

La visita si svolse come ogni visita ispettiva dovrebbe svolgersi, con uno scambio professionale di altissimo livello. Imparai di più in quelle due giornate di audit sulla qualità e sul modo di implementarla nel nostro laboratorio, cercando il giusto equilibrio tra struttura interna, esigenze dei clienti e requisiti normativi, che in tutte le ore di consulenza fatte durante l’anno. Questo naturalmente senza nulla togliere alla nostra consulente – anzi, senza di lei, il suo rigore e la sua passione, quella visita non si sarebbe svolta nella stessa maniera, ma si sarebbe risolta come una fastidiosa ispezione che ruba tempo alle normali attività lavorative.

Quei due ispettori, che poi ci seguirono per i quattro anni successivi, furono veramente manna dal cielo; i loro consigli, i loro insegnamenti e le loro bacchettate ci aiutarono a darci un metodo di lavoro sicuro e snello, e a strutturarci per crescere, nel rispetto dei requisiti normativi.

Furono 2 giorni molto intensi; essendo noi al primo accreditamento, ogni procedura, ogni funzione, ogni macchinario fu sottoposto ad attento esame, e il risultato fu un successo.

Pollacino ricevette in privato, durante il pranzo, dei complimenti speciali per il team che era riuscito a mettere insieme.

Ne fu molto orgoglioso. Un raggio di sole, dopo tutti quei mesi bui.

Ci portò tutti a festeggiare.

Quella sera, dopo i brindisi, rientrai in laboratorio da sola.

Le luci erano spente, i microscopi erano nascosti sotto i teli di protezione.

Mi venne da piangere.

Un misto di felicità e orgoglio.

Sapevo che quello, dopo tante difficoltà, era il primo tassello per andare a offrire qualcosa di veramente buono per i clienti, per fare in modo che la mia promessa a Paolo fosse vera.

Ti auguro una buona giornata.

Elisabetta Ruffino