27 settembre 2022. Ore 01:14 italiane.
Nei cieli succede qualcosa che non era mai avvenuto prima.
A 11 milioni di Km dalla Terra, la sonda della NASA Dart colpisce l’asteroide Dimorphos per deviarne la traiettoria.
E in quel momento, a fare la storia della difesa interplanetaria, c’è anche un’azienda torinese.
È Argotec, eccellenza dell’industria aerospaziale italiana guidata da David Avino, specializzata in soluzioni spaziali.

David Avino, CEO di Argotec
Si va dal cibo per gli astronauti ai sistemi satellitari. Per questa missione, l’azienda torinese ha costruito il satellite LICIACube, che è l’oggetto che avrà la funzione di testimone oculare dell’impatto, oltre a detenere il record di oggetto costruito interamente in Italia che è andato più lontano in assoluto nella storia: 11 milioni di Km appunto.
Ma vediamo nel dettaglio di che si tratta.
Ho ricavato queste informazioni dal sito dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI, responsabile di questa missione, sito che ti invito a visitare per eventuali approfondimenti.

L’asteroide Dimorphos visto dalla sonda DART 11 secondi prima dell’impatto (©NASA/Johns Hopkins APL)
Cominciamo col dire che la missione spaziale che ha visto il momento clou questo notte con l’impatto con l’asteroide Dimorphos, è iniziata quasi un anno fa e si concluderà nel corso dell’autunno. Siamo nell’ambito dell’esplorazione e dello studio degli asteroidi e della difesa planetaria.
Ecco la descrizione rilasciata da ASI.
LICIACube – acronimo per Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids (Cubesat Leggero Italiano per Immagini di Asteroidi) – è una missione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e sarà parte integrante della missione NASA DART (Double Asteroid Redirection Test – Test di Reindirizzamento di un Asteroide Doppio), il cui obiettivo è il primo test in scala reale della tecnica di impatto cinetico, a scopo di difesa planetaria.
La sonda DART è sviluppata dal APL (Applied Physics Laboratory) della Johns Hopkins University. Lo scopo principale della missione DART è quello di modificare in modo misurabile l’orbita di Dimorphos, satellite naturale dell’asteroide (65803) Didymos, attorno al suo corpo primario. La variazione del periodo di rivoluzione di Dimorphos verrà misurata nel periodo immediatamente successivo all’impatto e poi in maniera cumulativa per i mesi e gli anni successivi.
LICIACube verrà ospitato come spacecraft secondario durante tutta la durata del viaggio interplanetario, e verrà quindi rilasciato dal suo dispenser circa 10 giorni prima dell’impatto, proseguendo quindi in navigazione autonoma verso il sistema asteroidale per testimoniare l’impatto di DART su Dimorphos e acquisire immagini del bersaglio nello scenario post-impatto.
Il progetto per la sonda LICIACube è basato su una piattaforma 6U sviluppata dalla compagnia aerospaziale Argotec nel contesto della missione ArgoMoon. Opportunamente riprogettata per la missione LICIACube, avrà a bordo due strumenti:
– LEIA (LICIACube Explorer Imaging for Asteroid), una camera pancromatica a campo stretto che acquisirà immagini da grande distanza con un alto livello di definizione spaziale.
– LUKE (LICIACube Unit Key Explorer), una camera RGB a campo largo, per un’analisi multicolore dell’ambiente asteroidale.
Tra gli obiettivi del satellite progettato a Torino, oltre a testimoniare l’avvenuto impatto tra la sonda DART e la superficie dell’asteroide Dimorphos, c’è il fornire alla comunità scientifica tutte le informazioni necessarie per la caratterizzazione della struttura del materiale della superficie dell’asteroide, per la misurazione della dimensione e della morfologia del cratere e, grazie all’osservazione dell’emisfero non impattato, contribuire alle misure di dimensione e volume dell’asteroide.
Tutto ciò sarà possibile grazie alla camera ad alta risoluzione che questa notte ha intercettato lo sciame di detriti che sono stati rilasciati durante l’impatto e che noi prossimi giorni trasmetterà i dati sulla Terra.

L’asteroide Dimorphos visto dalla sonda DART 2 secondi prima dell’impatto (©NASA/Johns Hopkins APL)
Se stanotte dormivi e non hai visto le immagini in diretta della missione e dell’entusiasmo del team di giovani ingegneri torinesi, ti invito a cercare in rete qualche video.
È da notare che l’asteroide che è stato colpito questa notte del 26 settembre 2022, Dimorphos, la luna orbitante attorno al più grande corpo roccioso Didymos non rappresentava una minaccia per la Terra. Il compito della sonda DART è quella di dimostrare la capacità di modificare l’orbita di un asteroide, sperimentando per la prima volta la tecnica dell’impatto cinetico.
Aspettiamo nei prossimi tempi le considerazioni che i ricercatori vorranno e potranno rendere pubbliche.
A oggi, la riflessione che emerge con maggior forza è il fatto che sotto la Mole, e in Piemonte in generale, ci sono realtà di cui si parla poco che trainano settori all’avanguardia come l’aerospazio.
La notizia di oggi vede protagonista la Argotech, ma il settore aerospaziale piemontese conta molte aziende, alcune delle quali hanno già fatto grande il settore automotive e oggi portano tecnologia e know how nella nuova forma di mobilità che probabilmente nei prossimi anni interesserà sempre più una gran fetta di popolazione. Vedi per esempio alcune aziende del Distretto Aerospaziale Piemonte.
Come ogni settimana non posso esimermi dal far riferimento ad un libro che ho amato.
Questa volta si tratta di “Quando l’automobile uccise la cavalleria”, un bel romanzo di Giorgio Caponetti che ripercorre tra storia e fantasia l’epopea dei primi costruttori di auto a Torino.
Ecco l’incipit:

Giorgio Caponetti, “Quando l’automobile uccise la cavalleria”
“C’erano una volta quattro cavalieri.
Il primo cavaliere si chiamava Federigo Caprilli. Sarebbe diventato il più grande campione di equitazione di tutti i tempi.
Il secondo cavaliere si chiamava Emanuele di Bricherasio. Avrebbe fondato la più importante casa automobilistica italiana.
Il terzo cavaliere si chiamava Giovanni Agnelli. Sarebbe diventato il più grande industriale e finanziere italiano.
Il quarto cavaliere era mio nonno.”
Credo che già da tempo nella terra dell’automotive si stiano scrivendo pagine importanti per il settore aerospaziale e nei prossimi anni verrà scritto un libro con un titolo che farà più o meno così:
“Quando da Torino l’automobile mise le ali e ci portò ancora più lontano.”
